Avanzi di galera


Autore: Detenuti di San Vittore
Collana: Parole in pentola
Formato: 11,5 x 22 cm
Pagine: 200
Prezzo: 13 €
ISBN: 978 88 86988 877

Si parla spesso dell’arte di arrangiarsi o del recupero degli avanzi, e lo si farà anche in questo libro. Ma gli avanzi, a San Vittore, sono un’altra cosa. La “sbobba” che passa l’Amministrazione è quella che è. Si cucina su un unico fornelletto da campeggio. La cucina è anche il bagno. La spesa si può fare all’interno del carcere, ma la qualità è quella che è, e comunque non tutti possono permettersela. Si possono ricevere quattro “pacchi” al mese con generi alimentari e vestiti per un peso complessivo mensile di venti chili, ma niente frutta verdura, cibi confezionati o acquistabili alla spesa interna. Niente alcool naturalmente. E comunque c’è chi non ha nessuno e il pacco se lo sogna. Tutto è quello che è, ma la necessità aguzza l’ingegno, bisogna arrangiarsi. Nel luogo dove tutto è vietato la cucina è permessa. Non sono ammesse posate di acciaio, e c’è chi se le inventa facendo esplodere le bombolette del gas per utilizzarne la lamiera. Se ti trovano un coltello ti fanno rapporto. Si può anche costruire un forno rivestendo con la carta stagnola due cassette, ma si rischia di incendiare la cella. C’è chi si è costruito un frigo con l’acqua corrente collegata ad una serie di bottiglie di plastica, ma poi una notte si è allagata la cella e anche i piani inferiori del braccio. Mille e trecento detenuti per una capienza massima di ottocento persone.

Cose dell’altro mondo, un mondo dove un sugo senza carne sa di carne, e tanto basta per immaginare tutte le altre ricette, dove l’ingrediente mancante è sostituito, dove il procedimento ordinario è reinventato, dove la solidarietà può fare miracoli. “Avanzi di galera”, premio Cenacolo 2003, un progetto nato dall’Associazione Il Due, associazione ONLUS, fondata da Emilia Patruno nel 2002 per la comunicazione dal carcere e nel carcere. Dopo criminal mouse, il gioco da tavola inventato dai detenuti (Premio Archimede 2004), un altro progetto, un invito a guardare dentro al carcere da un nuovo punto di vista. Non attraverso le sbarre, ma dai fornelli.

 

Leggi una ricetta

Insalata bizzarra à la Marcel di M.G.

Alla fine degli anni ‘80 ero nel carcere Speciale di Novara;  lì si poteva captare il canale France2, lo seguivo assiduamente per non perdere l’abitudine al francese; in questo modo venni a conoscenza tramite il loro TG dell’esistenza del morbo di Kreutzfeld Jacob (alias mucca pazza).
Di colpo ebbi paura di ammalarmi in quello stupido modo, forse perché avevo visto come riduce chi lo contrae. Ciò mi spinse a modificare in termini radicali la mia alimentazione: abolizione seduta stante di tutta la carne in generale. Solo che, quando si è abituati ad un certo tipo di cibo, non è poi così facile cambiare completamente il registro.
Tuttavia me lo imposi, perché tengo alla mia salute, e cambiai totalmente la mia dieta alimentare.
Mi presi del matto da quasi tutti i miei compagni. Alcuni di loro mi dicevano che se avessi voluto essere coerente avrei dovuto allora rinunciare ad andare a donne dopo la scoperta del virus dell’Aids, ma tant’è; della carne si può fare a meno più facilmente che dell’altra cosa… che poi in galera tra l’altro non c’è, per cui non si pone nemmeno il problema. In ogni caso, dopo un periodo di training (basato sulla ricerca e sperimentazione), pensai bene di invitare un paio di compagni a cena per iniziarli ad una dieta senza carne. Accettarono, anche se con riluttanza, visto i miei nuovi trip nutrizionali…
Quella sera che vennero in socialità mi ero preparato ad accoglierli a modo.
Servii loro un’insalata à la Marcel, con delle uova in salsa verde e rossa e dei tomini elettrici, con tanto di dessert allo yogurt e frutta fatto in casa per concludere in bellezza. Devo dire che inizialmente la mia cena venne osservata con perplessità, poi però, dopo averla gustata, ebbe un successo inaspettato. La voce si sparse in quel microcosmo di quelle 20 celle della sezione alla velocità della luce…
In seguito anche i miei amici e  compagni (quelli più tradizionalisti) si lasciarono coinvolgere dalle mie idee, e spesso mi indicano come antesignano dei seguaci della New Age, rivolgendosi a me per delle ricette per qualche piatto particolare.

Qua sotto, vi rifilo le ricette di quella mia prima cena da debuttante vegetariano:

Ingredienti per tre persone:
due bei cespi di lattuga, quella tenera verde e gialla che a Torino si chiamano "i manigott" (lattugone)
un cespo d’insalata rossa
un paio di pomodori maturi
tre grossi spicchi d’aglio grattati
due cucchiai ricolmi di capperi tagliati a metà
una buona spolverata d’origano
una ventina d’olive nere al forno snocciolate e sminuzzate
un gambo di sedano tagliato a fettine fini
una scatoletta di tonno sgocciolato da 80 g
due o tre acciughe salate, lavate, sliscate e tritate
50 g di parmigiano a dadini
 
Il condimento sarà a piacere, ma vi consiglio di fare una salsa alla francese, e cioè:
in un bicchiere mettete una bella cucchiaiata di senape non troppo forte (media) e amalgamatela con dell’ottimo olio extravergine e dell’aceto aromatico al basilico, creando così il vostro sapore.
Strappate l’insalata a pezzi in modo che si prenda bene con la forchetta ed il pomodoro tagliatelo a fette di circa due centimetri, miscelate il tutto…
E poi mi direte se devo correre… o aspettarvi!