Nella dispensa di Don Camillo


Autore: Enrico Sisti, Andrea Grignaffini, Giorgio Grignaffini
Collana: Parole in pentola
Formato: 11,5 x 22 cm
Pagine: 250
Prezzo: 13 €
ISBN: 978 88 95092 690

2^ classificato al premio Bancarella della Cucina 2009

Un viaggio intorno a Giovannino Guareschi, alla scoperta di quella cultura materiale che ha dato i natali a Don Camillo e Peppone, i personaggi della letteratura italiana più noti nel mondo (senza dimenticare il Crocifisso Che Parla).
Ricette, storie, luoghi, aneddotti, salumi, ricordi, vini, volti, dolci, formaggi, terroir, vicende familiari e tradizioni culinarie della Bassa parmigiana: è quel che abbiamo stipato ne "La dispensa di Don Camillo".
Zibaldino affettuoso che racconta quella "fettaccia" di terra tra Po e via Emilia: strade dritte, case bianche perse nel verde, anguria e vinelli spumosi d’estate, anolini fumanti d’inverno.
Una terra che in realtà sono tre: è l’intimo Mondo Piccolo; è il Paese del Bengodi -dove "eravi una montagna di formaggio Parmigiano grattugiato", come scrive il Boccaccio; è il Midwest italiano, marchiato da quel Mississipi nostrano che corre dal Monviso all’Adriatico. Una terra provvista di duplice natura: fatata e inafferrabile come un paesaggio nella nebbia; concreta quanto può esserlo pane e culatello. Una terra che però si può facilmente riconoscere anche in un solo volto, quello buono e accigliato di Giovannino Guareschi. Un luogo dove il bere e mangiare, in fondo, non sono che un modo per essere sentimentali.

   

Leggi una ricetta

LEPRE ALLA CACCIATORA

1 lepre; 2 cipolle; 1 spicchio d’aglio; 300 g di peperoni; 1 cucchiaio di salsa di pomodoro; 3 cucchiai di pistäda; 2 gambi di sedano; 3 carote; 1 rametto di rosmarino; 2 foglie di alloro; 8-10 bacche di ginepro; olio di oliva q.b.; una tazza di brodo; sale e pepe.

Pelate, pulite, tagliate a tocchi e lavate la lepre. Mettete a marinare per tutta la notte con acqua, aceto, 1 cipolla, 1 gambo di sedano, l’aglio, l’alloro e il ginepro. Tritate le verdure e rosolatele nel lardo, aggiungete l’olio, il peperone tagliato a tocchetti e continuate a rosolare. Scolate e lavate la lepre, unitela alle verdure rosolate e lasciate che si insaporisca bene. Sciogliete la salsa nel brodo e aggiungetela alla lepre. Cuocete lentamente per due ore, aggiungendo eventualmente il brodo. 

S’intende poi che la lepre deve essere ben frollata e che tanto meno si gradisce l’aroma di selvatico, tanto più deve essere lunga la marinatura e abbondante la dose delle verdure che ci finiscono dentro.
Andare a caccia non significava però solo tirare alla selvaggina (in particolare, quaglie, tortore, fagiani, colombacci, starne, beccacce, anitre e lepri, quasi sempre lepri – ai tempi di don Camillo era sempre stagione di caccia, anche quando non lo era), ma anche cogliere l’occasione per raccogliere quel che di buono, a seconda della stagione, le terre incolte e boschive lasciavano prendere.
Così la primavera è buona per certi funghi, come le spugnole, spartusoli, e i prugnoli e per cogliere lungo gli argini gli asparagi selvatici, oppure per i vartìs, ossia i germogli del luppolo detti anche bruscandoli, e in genere tante altre erbe, per lo più ottime in frittata.