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Corsica
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Corsica

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Corsica

“Ile de Beauté”, ovvero “isola della bellezza”: ecco come spesso viene chiamata la Corsica. E in effetti non ci vuol molto perché il visitatore ne subisca il fascino. La prima volta si rimane colpiti dalla natura e dalla cultura, la seconda si prova già nostalgia. Ma che cos’ha di tanto speciale quest’isola con tutti i suoi paesaggi così estremi? Varietà in uno spazio ristretto Man mano che l’aereo si avvicina all’isola, dal velo di foschia steso sul mare emergono cime impervie su cui si rifrange la luce del sole, pareti rocciose che anelano al cielo da profondità blu e verde scuro. Solo quando si è giunti tanto in basso che pare quasi di udire lo sciabordio delle onde inizia a profilarsi la sagoma dell’isola, e assieme a essa compaiono cittadine, paesi, campi, tutti minuscoli sullo sfondo delle montagne. Più ci si lascia coinvolgere dalla Corsica, più grande diventa questa isoletta, che di fatto è lunga solo 183 km e larga appena 83. Per arrivare a conoscere tutte le sue vallate, le gole, i fiumi, le centinaia di alture vertiginose, i paesi e le frazioni non basta una vita intera. I 300 km di spiaggia sono una straordinaria fonte di avventure per gli appassionati di sport acquatici. I più riservati cercano la baia dei loro sogni nell’ovest, mentre chi vuol godersi la vita da spiaggia preferisce gli animati lidi sabbiosi sempre inondati di luce della costa orientale. Il resto della lunga linea costiera (in tutto 1000 km) è piuttosto aspro e scosceso. Le sue cittadine sono una più bella dell’altra, con i loro centri storici e il caos dei trasporti mediterraneo, che però in qualche modo funzionano. L’entroterra è sopraffatto dalla natura: la macchia con le sue seducenti fragranze cresce verde e rigogliosa sui colli, mentre più in alto, fra le montagne, ci attendono grandi foreste, laghi glaciali e paradisi del trekking. Sono ben 15 i monti oltre i 2500 m di altezza che offrono agli escursionisti la vera gioia di arrivare in cima. Ospitalità corsa Oggi meno popolata, ieri la culla della cultura corsa, la parte interna dell’isola è un autentico giardino dell’Eden. Qui il polso rallenta: sempre pianu, pianu, la gente si prende il tempo per vivere – una chiacchieratina fra amici ora, poi uno spuntinu alla trattoria, non c’è fretta. Nell’entroterra ci sono 300 paesi costituiti in prevalenza da edifici di vecchia data. I pochi abitanti scrutano con viva curiosità gli sconosciuti che arrivano fino a loro. I rapporti reciproci sono molto cortesi: i corsi sono disponibili e tolleranti. Ciascuno rispetta l’altro finché l’altro non lo tratta male. In tal caso la loro pacatezza può ribaltarsi all’improvviso, perché è anche vero che questa gente sa come difendersi. Nel corso dei millenni il popolo corso si è trincerato sulle montagne, mantenendo la propria libertà e lasciando le coste ai conquistatori. I corsi sono riusciti a sviluppare una propria cultura nelle circostanze più sfavorevoli e a utilizzare il proprio spazio vitale in modo intelligente e duraturo nonostante le molte guerre – e non a torto ne vanno orgogliosi.


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