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Marche

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Marche

Fra nord e sud In viaggio da decenni tra Bolzano e Palermo, considero le Marche come una sorta di Italia in miniatura. Condivido quindi l’opinione di un celebre giornalista italiano, Guido Piovene (1907-1974), che una volta ha definito le Marche il paesaggio più tipico dell’Italia. È vero che lo scrisse nel 1957, quando il turismo di massa era ancora agli inizi e il panorama sulle belle acque azzurre dell’Adriatico non era ancora stato alterato dal cemento grigio dei complessi alberghieri e da file interminabili di ombrelloni. Tuttavia, se si distoglie lo sguardo dagli scempi architettonici degli anni ‘60 e ‘70, nelle Marche ancora oggi si trova tutto quello che da secoli nel Bel Paese affascina in egual misura i viaggiatori appassionati di cultura, i vacanzieri in cerca di mare e spiagge e i turisti buongustai. Natura e architettura Questa regione all’inizio si estende pianeggiante come l’Emilia-Romagna, poi diviene dolcemente ondulata come il Capo Vaticano calabrese, e ai piedi del Monte Conero presenta addirittura falesie a strapiombo sul mare come il Gargano pugliese. Agli amanti dell’acqua e agli adoratori del sole offre spiagge sabbiose lunghe e larghe, ma anche romantiche calette rocciose. Nell’interno si resta incantati da un paesaggio di colline verde dorato di sapore toscano, ammantato di boschi, prati e vigneti, intercalati da campi di grano ondeggianti e uliveti dai riflessi d’argento. Su tutto questo vegliano a ovest gli Appennini e a sud le cime innevate dei Monti Sibillini, che raggiungono i duemila metri. Questi ultimi fanno battere forte il cuore degli appassionati di botanica, e dagli amanti delle escursioni in montagna pretendono tanto quanto le Alpi dell’Alto Adige, presentandosi in certi punti solitari come l’Aspromonte calabrese. Nelle valli dei fiumi Metauro e Tronto, percorrendo la Via Flaminia e la Via Salaria si seguono le tracce dei carri degli antichi Romani e si oltrepassano le rovine di civiltà arcaiche. In cima ai colli si ergono chiese, conventi e castelli medioevali avvolti da leggende, nonché città dall’architettura e dall’atmosfera affascinanti come Urbino, che è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco ed è il complesso urbano meglio conservato del Rinascimento italiano. La pittoresca piazza centrale di Ascoli Piceno può gareggiare con il Campo di Siena, così come lo Sferisterio di Macerata può competere tranquillamente con l’Arena di Verona, mentre il Santuario della Madonna di Loreto, al pari della Basilica di San Pietro a Roma, esercita un’attrazione spirituale anche sui non credenti. Cultura e cucina In tutte le città, anche le più piccole, vi attende almeno un museo, che sorprende con reperti archeologici spettacolari o dipinti di grande valore del periodo gotico, rinascimentale o contemporaneo. Altri spiegano ai visitatori tradizioni artigianali locali o narrano le vicende della vita di un loro figlio illustre. Nel terreno creativo delle Marche, infatti, crebbero giganti della cultura quali Raffaello, Rossini o Leopardi, fiorirono la commedia dell’arte e l’opera buffa e spuntarono teatri incantevoli che oggi lasciano letteralmente stupiti. Le Marche sono un paradiso culinario nel quale si può gustare ovunque del buon vino, rifocillarsi con frutti di mare e pesce appena presi o percepire nelle specialità di carne, negli insaccati e nei formaggi, che gli animali da cui provengono sono stati allevati in modo sano. I marchigiani producono vini italiani di qualità come il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Rosso Piceno, offrono un tartufo pregiato come quello del Piemonte, mentre con Ancona e San Benedetto del Tronto gestiscono due dei maggiori porti pescherecci del Paese. Inoltre producono ed esportano oli d’oliva pregiati, pasta, carta, strumenti musicali, tessuti, calzature e mobili di design. Sono meno benestanti dei loro connazionali nel nord altamente industrializzato, ma in posizione migliore rispetto ai loro vicini del sud, con i quali condividono uno spiccato senso dell’ospitalità.


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