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Avanzi di galera

Introduzione: Renato Vallanzasca

Presentazione: Umberto Eco

€ 13.00
€ 12.35

Esaurito


Avanzi di galera

Si parla spesso dell’arte di arrangiarsi o del recupero degli avanzi, e lo si farà anche in questo libro. Ma gli avanzi, a San Vittore, sono un’altra cosa. La “sbobba” che passa l’Amministrazione è quella che è. Si cucina su un unico fornelletto da campeggio. La cucina è anche il bagno. La spesa si può fare all’interno del carcere, ma la qualità è quella che è, e comunque non tutti possono permettersela. Si possono ricevere quattro “pacchi” al mese con generi alimentari e vestiti per un peso complessivo mensile di venti chili, ma niente frutta verdura, cibi confezionati o acquistabili alla spesa interna. Niente alcool naturalmente. E comunque c’è chi non ha nessuno e il pacco se lo sogna. Tutto è quello che è, ma la necessità aguzza l’ingegno, bisogna arrangiarsi. Nel luogo dove tutto è vietato la cucina è permessa. Non sono ammesse posate di acciaio, e c’è chi se le inventa facendo esplodere le bombolette del gas per utilizzarne la lamiera. Se ti trovano un coltello ti fanno rapporto. Si può anche costruire un forno rivestendo con la carta stagnola due cassette, ma si rischia di incendiare la cella. C’è chi si è costruito un frigo con l’acqua corrente collegata ad una serie di bottiglie di plastica, ma poi una notte si è allagata la cella e anche i piani inferiori del braccio. Mille e trecento detenuti per una capienza massima di ottocento persone. Cose dell’altro mondo, un mondo dove un sugo senza carne sa di carne, e tanto basta per immaginare tutte le altre ricette, dove l’ingrediente mancante è sostituito, dove il procedimento ordinario è reinventato, dove la solidarietà può fare miracoli. “Avanzi di galera”, premio Cenacolo 2003, un progetto nato dall’Associazione Il Due, associazione ONLUS, fondata da Emilia Patruno nel 2002 per la comunicazione dal carcere e nel carcere. Dopo criminal mouse, il gioco da tavola inventato dai detenuti (Premio Archimede 2004), un altro progetto, un invito a guardare dentro al carcere da un nuovo punto di vista. Non attraverso le sbarre, ma dai fornelli.


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